Armando Girotti negli anni ’70 insegna Storia e Filosofia nei Licei.

Ottiene la specializzazione in Psicologia. Conseguito negli anni ’80 il Dottorato in Filosofia, svolge attività di Formatore dei neoassunti in servizio per i vari Provveditorati del Veneto. L’Università di Padova negli anni ’90 lo chiama nel Corso Metodologia dell’insegnamento filosofico, dove insegna fino al compimento dei 70 anni. Negli stessi anni è chiamato alla docenza per “Didattica della Filosofia” nella Scuola Regionale Interateneo per la Formazione degli Insegnanti della Scuola Secondaria (SISS). Contemporaneamente prende parte allo scambio culturale in Giappone ed è chiamato come formatore presso le Università di Coimbra e di Salamanca. Lo troviamo anche in Brasile presso la Universidade do Estado de Santa Catarina e, nel 2011, presso l’Università di Lisbona chiamato a formare i neoassunti in Filosofia.

 

Le sue pubblicazioni assommano oggi a una trentina di volumi, in parte concernenti la Didattica della filosofia (12) e in parte inerenti le problematiche intorno all’esistenza umana (12). Pubblica 10 studi su vari autori (Aristotele, Platone, Cartesio, Kant, Fichte, Hegel, Schopenhauer, Lévinas, Gentile, Einstein). 

 

Nel 2000 vince un premio letterario nazionale per poesie e fiabe per bambini.

 

È curatore di varie riviste; membro di molteplici associazioni tra cui la Società Filosofica Italiana, la Città dei filosofi; socio fondatore dell’associazione “Athena Forum per la filosofia”.

 

Oggi in quiescenza, si dedica all’analisi dei problemi esistenziali (Siamo liberi di volere ciò che vogliamo?, Cercasi anima disperatamente, Sul permesso di morire, Un viaggio intorno all’io, La Viandanza, Ipazia e le filosofe negate).

 

Nel 2016 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria nel paese in cui ha condotto la sua giovinezza, Pontelongo, per aver “dedicato la sua vita alla conoscenza e al sapere”, come si legge nella targa elargitagli.

 

Un volumetto al quale è molto legato porta il titolo Il fico proibito dell’Eden (che gli è costato trent’anni di viaggi, con la moglie, alla ricerca di opere d’arte che supportassero il titolo alquanto scherzoso) approfondisce tre tematiche: una relativa alla normatività imposta da Dio al Primo Uomo, una seconda concernente il rapporto tra peccato originale e anima, una terza riguardante il problema del male nel mondo. All’interno di questi problemi appare anche la considerazione, meno filosofica, ma peraltro interessante, sull’errore commesso nel considerare il melo come l’albero del male in luogo del fico.

 

Per chi fosse intenzionato a conoscerlo meglio vada in wikipedia a questo link

 

oppure per un omaggio dedicatogli dal fotografo professionista Matteo Mescalchin, in questo sito.